L’editore non è tua sorella/fratello

No, il titolo non è provocatorio.

C’è una cosa che lo scrittore che vorrebbe farsi pubblicare dovrebbe sempre tener presente quando si rivolge a un editore, e cioè che sta scrivendo a un eventuale ‘investitore’. Non a un amico, non a una sorella né a un fratello. Nemmeno a qualcuno che gli deve qualcosa a priori.

Capisco che al giorno d’oggi, soprattutto online, i confini tra figura professionale e persona fisica siano labili, ma ciò non significa che un autore che vuole essere preso sul serio non debba impegnarsi un po’. Ho già parlato l’altro giorno di quanto sia importante rispettare le richieste di un editore in fase di invio manoscritti, e in questo momento mi riferisco a richieste di vario genere che arrivano – spesso – all’indirizzo della casa editrice.

Scrittori, autori, il vostro lavoro è usare le parole e dovreste essere bravi a giocarci. Bene, usatele anche per porvi in modo corretto nei confronti di qualcuno che volete vi prenda in considerazione e investa tempo e lavoro per voi.

Quando si  manda una mail – e questo non solo per quelle inviate agli editori – è bene:

1) Salutare;
2) Presentarsi;
3) Esprimere il concetto chiaramente e brevemente;
4) Salutare (possibilmente ringraziare);
5) Firmarsi.

Sono cinque punti che, se presenti, non daranno mai un’idea di pressapochismo, né di arroganza.
Certo, non sono regole scolpite nella pietra e non lo dico per il gusto di essere fiscale ma fidatevi, a nessun editore piace essere preso poco sul serio.

Esattamente come a nessuno di voi.

 

 

handshake

 

 

Salva

Chi ben comincia…

C’è una cosa mi è rimasta impressa sin dai tempi della scuola: l’importante è fare una buona impressione subito, impegnarsi dall’inizio, perché rende tutto più semplice sulla lunga distanza e sì, ti spiana un po’ la strada.

Ecco, questo è un consiglio che da editore vorrei dare a tutti gli autori: non sottovalutate l’importanza del modo in cui vi presentate.

Ogni casa editrice ha le proprie peculiarità, le proprie regole, per quanto assurde vi possano sembrare a volte. Se sono lì, un motivo c’è, e se vi viene chiesto di fare una determinata cosa, è caldamente consigliato di  seguire le indicazioni.

L’editore non decide di istituire un regolamento per imporre una sorta di tortura al povero sventurato autore che si butta e cerca di farsi pubblicare un manoscritto, ma per una questione di organizzazione.
Se un editore di chiede un file .doc, perché mandare un pdf? Se un editore chiede di inviare una mail di presentazione con sinossi e manoscritto, perché inviarne una completamente vuota con semplicemente allegato il file del manoscritto, magari senza nemmeno presentarvi? Se – come nel nostro caso – un editore vi fa compilare un form e specifica che solo i manoscritti inviati tramite il form saranno accettati, perché continuare a inviarli via mail?

Ovviare alle richieste, scegliendo di agire come volete voi, non fa un bell’effetto, non è un buon biglietto da visita.

All’editore verrà da pensare che non vi sieti presi la briga di leggere le regole per l’invio dei manoscritti e allora ciò che ne consegue è che l’immagine che date di voi è quella di una persona poco attenta o comunque poco interessata alla casa editrice. Se invece le avete lette e comunque decidete di agire come più preferite, significa che sottovalutate il lavoro della casa editrice, che non ritenete importanti le sue richieste. E questo denota poca considerazione e rispetto per il lavoro altrui.

Proprio perché ogni autore ama il proprio manoscritto e vorrebbe vederlo pubblicato, perché non dargli la giusta importanza, curando sotto ogni aspetto il processo dalla creazione all’inoltro a una casa editrice? Perché non dimostrare sin da subito che lavoro prezioso è per voi?

Ci è capitato di fare uno strappo alle regole ogni tanto, accettando di valutare anche manoscritti che non venivano inviati seguendo il regolamento, ma visto l’aumentare delle valutazioni da fare e dei manoscritti proposti, non faremo più eccezioni, anche per rispetto nei confronti del nostro stesso lavoro.

Noi siamo lì per voi, a vostra disposizione, e chi lavora con noi lo sa, ma anche voi – se siete davvero interssati a collaborare con noi – dovete fare un piccolo sforzo.

Quindi ve lo dico con il cuore: prendetevi il tempo necessario per fare ciò che viene richiesto nel modo corretto.

Grazie.

Un po’ di storia

Per inaugurare questo blog, penso non ci sia niente di meglio che partire dall’inizio, da quando è nata la Triskell Edizioni.

Il ‘progetto Triskell’ si è formato nella mia mente durante la mia esperienza come coordinatore italiano della Dreamspinner Press, una casa editrice americana che pubblica gay romance e che ha iniziato da alcuni anni a proporre le traduzioni dei loro titoli ai lettori italiani.
Mi sono resa conto che poteva esserci spazio in Italia per creare una nuova realtà, italiana, che si interessasse di romance a lieto fine e desse ampio spazio al gay romance, un genere ancora poco sviluppato ma che si stava – e si sta tuttora – espandendo.

Essendo a quei tempi a capo di un’associazione culturale al momento ferma e inattiva, ho pensato che utilizzarla per partire con questo progetto fosse il modo giusto per riportarla in azione.
E così è stato.
Ci siamo buttate sul mercato grazie al supporto di un paio di autrici che ci hanno donato dei racconti gratuiti e poi abbiamo cominciato a farci notare.
In poco più di un anno siamo passati da una pubblicazione ogni mese e mezzo a tre pubblicazioni al mese.

Sicuramente la spinta definitiva è arrivata quando ci siamo aperte al mercato estero e ci siamo offerte di tradurre e pubblicare romanzi M/M. All’attivo abbiamo ben 27 contratti sottoscritti con autori e autrici straniere.

Per quanto riguarda il panorama italiano, siamo orgogliose di vedere come il nome della Triskell inizi a girare anche tra le agenzie letterarie. E soprattutto siamo orgogliose di aver scoperto e continuare a scoprire (perdonatemi la scarsa modestia) dei piccoli gioiellini tra gli scrittori italiani, anche esordienti.